di John Pilkings
Con questo post John Pilkings firma la sua prima collaborazione con big ben online dove scriverà di arte (e altro ancora).
Non è che il benzinaio si domandi tutti i giorni quali siano i meccanismi dei mercati internazionali dell’oro nero, né il contadino si interroghi quotidianamente sulle fasi lunari, sulla biologia molecolare o sulla ripartizione globale delle granaglie e sul loro valore nutrivo. Ma - come insegna il faentino Festival dell’Arte Contemporanea - talvolta soffermarsi a riflettere sulla teoria della professione può essere un generatore per nuove visioni. Ne godono certo le nuove leve che hanno da tempo abbandonato tomi voluminosi in serie infinite per immergersi – beati loro, si direbbe - nel marasma del 2.0 e del libro delle facce.
Il Comune di Milano ci ha invitato a partecipare a quattro incontri con personalità in vista del mondo dell’arte contemporanea interrogandosi su cosa sia mai, poi, quest’arte contemporanea. Domanda legittima di questi tempi in cui le equazioni più diffuse sembrano crollare (mi si perdoni la sintesi bipenne): i quotidiani nazionali ci hanno abituato a ‘arte contemporanea = quotazioni da pazzi’; quelli economici ‘arte contemporanea = investimento rischioso ma straordinariamente fruttifero’; le riviste femminili ‘arte contemporanea = immagini patinate, mooolto cool’; le riviste di settore ‘arte contemporanea = il pesce va mangiato fresco’ e così avanti, ché ciò che non si vede non esiste.
D’altra parte da sempre raccontare e conversare è più utile e più fruttifero di un acquisto ad artefiera. Lodi dunque al Comune di Milano che prima di cercare di rispondere alla domanda con una qualche insensata mostra a tema, se non altro la pone a dei professionisti quella domanda. Certo raccontare e conversare è utile, a meno che non sia una scusa per evitare di scegliere: selezionare artisti e opere è da sempre un meccanismo pestapiedi che le nostre istituzioni pubbliche ci hanno insegnato a evitare come fosse belzebù. Impossibile dare un giudizio con tempi così affrettati, la programmazione dell’assessore è stata appena annunciata – non è il massimo ma il massimo non esiste - e “bisognerà vedere, per poi stroncare magari, ma prima bisognerà vedere”. Ma alloraalloradiccipilkings cos’è l’arte contemporanea? Un paio di settimane fa rispondeva il grande critico Germano Celant, che dopo aver raggruppato l’arte povera, diffuso l’arte italiana nel mondo e costruito grandi mostre con nomi altisonanti e giovani promesse, si è mostrato nudo come il re davanti al mondo nuovo fatto di una geografia ormai espansa, dalle economie di ricchissimi e poverissimi. Un'orda di emiri e di kazaki che fondano musei giganteggianti, importano archistar, aprono succursali in franchising delle collezioni della vecchia europa e (scoop) cercano di raccogliere decine di opere di land art nei patri deserti e nelle steppe lontane. Non che il suo intervento abbia risposto alla domanda ma ha senza dubbio aperto una breccia su un mondo fatto certo di megaconsulenze, ma anche di territori con cui tutti prima o poi dovremo essere disposti a fare i conti. Saatchi apre la sua bella mostra di arte islamica contemporanea tra qualche mese, per non perdere la nomea di anticipatore, anche se – in verità – a Sharjah la biennale ci sta già e a Dubai alla fiera ci vai. Ieri, davanti alla commissione, Angela Vettese, nostra compagna domenicale: alle undici, dopo cappuccio, brioche e corriere, arriva sempre lei. Poche frasi d’effetto, molti dubbi ma anche qualche risposta: l’arte contemporanea è uno dei sistemi con cui si manifesta il pensiero umano, gli artisti sono capaci di dare velocemente fiato al mondo che cambia, la storia si scrive dal presente, due mani e una matita (boetti), non perdiamo poi troppo tempo a cercare delle etichette ma piuttosto chiediamoci perché l’arte è importante e perché lo è per noi. Un lectio magistralis intensa e colta che scioglie qualche nodo teorico e si serra come un cappio incerato intorno al gusto nostro, sempre e per definizione in ritardo sui tempi. Forse queste conferenze servono pure a riconoscersi, sono più che altro un invito a esporsi e a guardarsi in faccia. Ché alla fine, e menomale, l’arte contemporanea - come le copertine - di facce ne ha sempre bisogno.
D’altra parte da sempre raccontare e conversare è più utile e più fruttifero di un acquisto ad artefiera. Lodi dunque al Comune di Milano che prima di cercare di rispondere alla domanda con una qualche insensata mostra a tema, se non altro la pone a dei professionisti quella domanda. Certo raccontare e conversare è utile, a meno che non sia una scusa per evitare di scegliere: selezionare artisti e opere è da sempre un meccanismo pestapiedi che le nostre istituzioni pubbliche ci hanno insegnato a evitare come fosse belzebù. Impossibile dare un giudizio con tempi così affrettati, la programmazione dell’assessore è stata appena annunciata – non è il massimo ma il massimo non esiste - e “bisognerà vedere, per poi stroncare magari, ma prima bisognerà vedere”. Ma alloraalloradiccipilkings cos’è l’arte contemporanea? Un paio di settimane fa rispondeva il grande critico Germano Celant, che dopo aver raggruppato l’arte povera, diffuso l’arte italiana nel mondo e costruito grandi mostre con nomi altisonanti e giovani promesse, si è mostrato nudo come il re davanti al mondo nuovo fatto di una geografia ormai espansa, dalle economie di ricchissimi e poverissimi. Un'orda di emiri e di kazaki che fondano musei giganteggianti, importano archistar, aprono succursali in franchising delle collezioni della vecchia europa e (scoop) cercano di raccogliere decine di opere di land art nei patri deserti e nelle steppe lontane. Non che il suo intervento abbia risposto alla domanda ma ha senza dubbio aperto una breccia su un mondo fatto certo di megaconsulenze, ma anche di territori con cui tutti prima o poi dovremo essere disposti a fare i conti. Saatchi apre la sua bella mostra di arte islamica contemporanea tra qualche mese, per non perdere la nomea di anticipatore, anche se – in verità – a Sharjah la biennale ci sta già e a Dubai alla fiera ci vai. Ieri, davanti alla commissione, Angela Vettese, nostra compagna domenicale: alle undici, dopo cappuccio, brioche e corriere, arriva sempre lei. Poche frasi d’effetto, molti dubbi ma anche qualche risposta: l’arte contemporanea è uno dei sistemi con cui si manifesta il pensiero umano, gli artisti sono capaci di dare velocemente fiato al mondo che cambia, la storia si scrive dal presente, due mani e una matita (boetti), non perdiamo poi troppo tempo a cercare delle etichette ma piuttosto chiediamoci perché l’arte è importante e perché lo è per noi. Un lectio magistralis intensa e colta che scioglie qualche nodo teorico e si serra come un cappio incerato intorno al gusto nostro, sempre e per definizione in ritardo sui tempi. Forse queste conferenze servono pure a riconoscersi, sono più che altro un invito a esporsi e a guardarsi in faccia. Ché alla fine, e menomale, l’arte contemporanea - come le copertine - di facce ne ha sempre bisogno.




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